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Ritorno all'antico venato di giovinezza

Cortese, 37 anni, restauratore e rigattiere che sfida l'ikea

Fra sedue a dondolo, specchiere, tele e cassapanche, Donato Cortese, classe 1977, sorride: si vede bene che ama il suo lavoro, che l'ha scelto. Scherzando con i vicini di negozio, si diceva "il giovane saponaro", alludendo alla figura storica dei mestieri di strada napoletani, cioë "'o viecchio sapunaro". Ma pià esattamente Donato Cortese è di mestiere restauratore e poi anche rigattiere, in realtà abitando con la sua attività una zona di confine ampia che va, appunto, dal restauro fino all'antiquariato. "Avevo dodici anni quando ho iniziato, studiare non era il mio forte ma i miei genitori mi avevano educato ad un severo rispetto del lavoro. Il lavoro, a casa mia, era la prima cosa". Nata a Scampia, figlio di una mamma casalinga e di un papà meccanico navale presso l'ONI, DOnato e i suoi fratelli, Salvatore, Franco e Luisa, oggi rispettivamente fabbro, operaio di una fabbrica di forni, e casalinga, iniziarono subito in settori molto simili: il fratello maggiore presso il prestigioso negozio Bowinkel e Donato in una bottega di restauro all'Ascensione a Chiaia. Poi, nel 1997, dopo il congedo militare, Donato prende una decisione, vuole mettersi in proprio, e inizia a Piscinola con una bottega di restauro, per poi spostarsi nel 2001 al Frullone. "Fra i restauri più belli c'è stato tutto il mobilio dell'Acquario, l'Istituto Anton Dhorn. Mobili riusciti di fine Ottocento.
Ma la mia specialità erano già allora i mobili Boulle, che prendono il nome dall'ebanista francese che li realizzò fra fine seicento e primo Settecento, anche se la tecnica originaria era già italiana: tartaruga incastonata nell'ottone, intarsio e contro intarsio... Un restaudo difficilissimo perchè di vera tartaruga non se ne trova più e quindi bisogna sviluppare tecniche speciali per il restauro. Ma questo è un segreto del mestiere.
Tenere aperata una bottega di restauro però pone molti problemi e continui controlli. Donato quindi, nel 2010, decide di aprire una rigatteria, dedicandosi al restauro solo occasionalmente, in via Manzoni 19: "Ho scelto la zona perchè qui abitano molti dei miei clienti storici, anche se il deposito, dove ho il mio vero piccolo tesoro è altrove" Una scelta precisa, legata al cambio dei tempi e della disponibilità economica: " Un tempo tutte queste belle cose" , e mi mostra specchiere ottocentesca, cassettoni e comò d'epoca, "sarebbero state il mio pezzo forte, adesso invece vendo modernariato e anche se va moltissimo non posso dire che sia il tipo d'artigianato che prefisco!. Una grande lampada anni Cinquanta di design con molte luci, quasi un'Idra, ocheggia dorata verso di noi "Vengo dall'antico e non riesco a rassegnarmi: Oggi va di moda il bianco", e mi mostra un mobile un mobile d'epoca decapato, "e qui posso ancora starci, ma il mercato vero, quello dell'antico è fermo perchè è scomparso il ceto medio, quelle famiglie dove entrambi coniugi lavoravano, la cultura era buona e si cercava di arredare la casa con cose d'epoca, non preziose ma belle. Oggi sopravvive l'antiquariato molto costoso per chi è davvero ricco, spesso io stesso vendo agli antiquari, ma per il resto siamo figli di ikea. Eppure, se si guarda al settore alto di grandi distrubizioni come ikea, di fatto un bel tavolo antico o un bel comò costano meno... Certo, vogliono manutenzione, ma che bello avere nelle nostre case, nelle nostre vite un pò di antico. Finiremo con il lasciare ai nostri figli solo computer e inquinamento. Se questo accade, però, è perchè raccogliamo i frutti di chi ha seminato male nei decenni passati. Fino agli anni Ottanta l'antiquariato era in pieno boom: molte cose venivano dalla Francia o dall'Inghilterra, poichè difficilmente qui le case venivano svuotate, come invece oggi accade, e tanti italiani acquistano all'estero e rivendono qui. Ricordo interi tir scaricati a Torre del Greco provenienti dalla Francia cui si approvvigionavano tanto rigattieri. Oggi se uoi vendere questo cassettone, che è fatto in storti e ritorti, ha un cassetto segreto, il piano in marmo autentico dell'epoca, Ottocento francese, lo dai via a milletrecento euro, in quegli anni ne ricavavi minimo cinque o sette miglioni di lire. Un armadio Luigi Filippo che un tempo era un colpaccio, oggi lo rivendo a tre, quattrocento euro. Un crollo. Questo è un mestiere ricco, povero e pazzp: ricco perchè può succedere un miracolo e trovare l'oggetto che ti cambia la vita, povero perchè compri sempre e vendi pochissimo, pazzo perchè un cliente inatteso che ti fa sbarcare i. lunario per la giornata o per la settimana può sempre entrare. E poi si parte senza soldi e con un mocò e si finisce senza soldi e con cento comò." Insomma, il rigattiere è un mestiere che costruisce ricchezze per il futuro, oppure occupa enormi depositi carichi di merce lasciata ad invecchiare . " I pezzi più belli che ho avuto in questi ventuno anni di attività, quelli da cui non mi sarei mai separato, sono stati una Sacra Famiglia attribuita a un pittore settecentesco, così così delicato e con espressioni così felici che mi faceva pensare alla mia famiglia; e un vaso vietrese dell'Ottocento, bellissimo, enorme". É le nuove generazioni? " le mie figlie sono ancora piccolissime: una ha sette anni ed è appassionata senza che io insistessi affatto a tutto ciò che è artistico: chiede sempre di entrare nei musei, di visitare castelli. La seconda ha solo sei mesi. Chissà se potranno continuare, certo questo è un mestiere che richiede anche molta forza fisica, oltre che tenuta mentale". É Poi i problemi pratici : "Uno gestionale per il mio tipo di attività costa anche quattrordicimila euro: e come si fa? Nei mercati dell'antiquariato la spesa è condivisa, ma per una singola attività è una fatica immane. E poi bisogna guardarsi dagli oggetti rubati: lo dico sempre, qui va bene tutto, tranne suocere e cose rubate. Quando entriamo in una casa privata che si libera di oggetti e mobilio facciamo sempre compilare un formulario che ci garantisca, ma nei marecatini bisogna rivolgersi solo a persone di fiducia, altrimenti si rischia. Ad esempio, evito di acquistare cose sacre, perchè lo spoglio delle chiese è continuo. Meglio commerciare in cose meno pregiate ma carine, graziose che rischiare di intercettare materiali ricettati!. Bisogna stare attenti a tutti , a chi vuole rubare, agli assegni falsi. E poi ci sono i costi: qui, per soli 23 metri quadrati, pago anche quattrocentocinquanta euro di Tares, bisogna dirle certe cose, altrimenti non si capisce come mai tante piccole imprese sono costrette a chiudere. I miei fratelli ormai lavorano da anni nella Reppublica di San Marino e hanno spesso a che fare con clienti e fabbriche emiliane e mi dicono sempre che oggi in Emilia si sta come a Napoli venti anni fa: oggi anche loro si devono confrontare con il nero, con le difficoltà del precariato. Oggi è anche difficile fare l'apprendista, però bisogna dire questo, che chi impara un lavoro come il mio fra dieci anni sono convinto che si troverà con un tesoro perchè il rilancio ci sarà". E in effetti la voce di Donato non è la sola, ne abbiamo parlato spesso in questa rubrica, a sottolineare non solo l'importanza dei lavori artigianali e la necessità di consorziali e sostenerli e formare le nuove generazioni perchè una tradizione ricchissima non scompaia, ma anche l'inversione di tendenza in questo settore assia visibile poichè anche le famiglie con un piccolo patrimonio lo contattano non per acquistare ma per vendere. Che il tempo dell'Ikea non ci piaccia (anzi : chi di noi non ha una casa Ikea?), ma perchè speriamo con Donato che la fine della crisi significhi anche l'acquisto del bello, poichè dietro all'antico e il bello c'è sempre una riconquistata cultura, oggi pericolosamente a rischio.
Articolo del mattino del 1 giugno 2014